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Una ricostruzione storica, dalla nascita allo sviluppo dell’Ente Camposampiero

Nel capitolo  dello statuto dell’Ente Camposampiero attualmente in vigore dal titolo "Premesse, origini, funzioni e denominazione", viene sintetizzata la storia dell’Associazione con lo scopo proprio di codificare in una nuova redazione statutaria, più aderente alle cambiate esigenze legislative, le ragioni fondanti e lo sviluppo ultracinquantennale dell’associazione.

La Casa della Provvidenza Camposampiero iniziò la sua vita il 20 gennaio 1946 con dodici ragazzi.

Nulla si possedeva. Le pochissime stanze che accolsero i pochi ragazzi, le uniche trovate libere nell’immediato dopo guerra, furono prese in affitto.
Persone di buona volontà, si unirono ai Fondatori, in ammirevole gara, per provvedere a tutto quanto era necessario.
L’attività è continuata con sempre maggiore desiderio di bene, con fiducia illimitata nella Divina Provvidenza , alla quale si intitola l’Istituto stesso.
Tale iniziativa fu presa, non solo per onorare la memoria del prof. Giuseppe Camposampiero, anima di Apostolo della Carità, morto nel primo bombardamento aereo su Pistoia, ma anche e soprattutto per assicurare Asilo sicuro a Ragazzi rimasti soli, o da considerarsi soli, nella nostra città tanto devastata, e, in seguito, a ragazzi appartenenti a famiglie che li hanno abbandonati o che, comunque, non possono pensare al loro mantenimento, ma, particolarmente, alla loro sana educazione, secondo i principi della Dottrina Cristiana.
Fino dal 1947, non è mai mancato, nel periodo estivo, un riposo di circa due mesi, prima al mare e in montagna, poi in montagna in locale messo a disposizione dal Provveditore agli Studi.
I ragazzi sono sempre stati seguiti con grande cura, si sono sempre voluti bene come fratelli. Se ne hanno presentemente circa settanta, dai sette ai diciannove anni. La casa dove i ragazzi abitano è stata comprata, sono stati fatti urgenti lavori di ampliamento e di restauro. Ma se ne debbono fare ancora con la massima urgenza. Non per lavori di lusso ma indispensabili ad una sistemazione decorosa e confortevole dei Ragazzi e del personale.

Si hanno Scuola Elementare e Scuola Media Statali, interne. I ragazzi, dopo queste, possono scegliere, a seconda delle loro tendenze e capacità: continuare gli studi (abbiamo tra gli usciti Ragionieri e due seguono gli Studi Universitari), o frequentare il Centro di Addestramento Professionale, annesso alla Casa.
Il Centro, autorizzato prima dall’Amministrazione delle attività Assistenziali, poi dal Consorzio Provinciale dell’Istruzione Tecnica. Dal 1955 autorizzato dal superiore Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale.

È frequentato pure da esterni e, pure questi, sono seguiti con cura e viene loro somministrata, gratuitamente, minestra calda e, spesso, refezione. (…)
Al termine degli studi e del lavoro, i Ragazzi interni ed esterni, sono aiutati nella loro sistemazione, seguiti, protetti.
Dirigenti, Personale della Casa e dell’Officina, coadiuvati dal Cappellano addetto all’Istituto, lavorano considerandosi tutti uniti in un solo scopo: preparare i Giovani ad inserirsi consapevolmente, nella Società Democratica di oggi e di domani, abituandoli ad una vita attiva e laboriosa, che, mettendo in pratica i principi etico religiosi del Cristianesimo, li avvii ad affrontare onestamente la vita di Uomini e di Cittadini e dia loro una preparazione Culturale e Tecnica che permetta un facile inserimento nella vita di lavoro.
Ma la famiglia è diventata ora tanto numerosa, non bastano più i collaboratori che ci hanno aiutato fin qui, non bastano più i locali.
Vorremmo preparare anche un campo sportivo, giuochi, per tenerli vicini, per seguirli con tutta la passione di Genitori che conoscono quanto è grande la responsabilità verso i figli. L’aiuto concorde e generoso di tutti farà raggiungere lo scopo.”
La relazione termina ricordando che l’Opera era stata eretta ad Ente Morale il 12 aprile 1965 . In realtà fino a quella data l’Istituto aveva funzionato prima come associazione di fatto, poi Associazione a Responsabilità Limitata e, poiché ormai aveva accumulato un consistente patrimonio, (prima l’acquisizione della villa, poi dei terreni circostanti, poi la costruzione della scuola elementare e di avviamento al lavoro e gli annessi laboratori di falegnameria, meccanica e saldatura), si rendeva necessario trovare una formula giuridica che consentisse la continuità dell’associazione e non ne fosse disperso il patrimonio. La saggezza di Angela e dei suoi collaboratori, consentirono di trovare una formula che salvò l’Opera da quella che di li a poco sarebbe avvenuto con la soppressione delle IPAB (Istituti Per l’Assistenza e Beneficenza).

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